IL MAIS L’ORIGINE STORICA E LA SUA DIFFUSIONE

Parlando delle origini della polenta con maggiore ragionevolezza, possiamo stabilire il punto di partenza del « granoturco » e dire in che epoca, più o meno, esso è approdato sulle mense italiche. Perché la parola « granoturco » tra virgolette? Perché la mamma della farina gialla che noi usiamo per fare la polenta è in effetti la Zea Mays, una graminacea oriunda dell’America centrale, conosciuta però anche in determinate zone del bacino mediterraneo.
Quando i primi semi di quella Zea Mays giunsero in Italia vennero chiamati « granoturco » per indicare la loro origine straniera, quasi misteriosa… turca, insomma.
Mais, dunque, è il vero nome – sempre per restare nella terminologia di tipo familiare – della mamma della polenta.
Una parola che deriva da mahiz, nome col quale gli indigeni che Colombo incontrò sull’isola che battezzò Hispaniola indicavano l’elemento dal quale traevano tanta parte della loro alimentazione. Quelle popolazioni, infatti, sfruttavano il mais in maniera razionale, totale, non ne buttavano via una sola parte: con spighe, foglie e gambi facevano bevande alcoliche, preparavano zucchero, nutrivano il bestiame e ricoprivano i tetti delle capanne; le pannocchie, se mature al punto giusto, venivano abbrustolite sul fuoco (e Colombo ne rimase disgustato, perché gli piaceva di più il sapore dell’oro!) o macinate fino ad ottenere una poltiglia gialla, grossolana antenata dell’altrettanto gialla, attuale farina da polenta.

Le pannocchie di mais ancora verdi, invece, venivano bollite o cotte sotto la cenere. Quelle civiltà antiche scoperte da Colombo o, meglio, da lui rivelate alla vecchia Europa – usavano « condire » il mais, sotto qualsiasi forma, con pesce o formaggio, salse e sughi saporiti e piccanti. Vedremo più avanti quanto veramente sagge fossero quelle usanze.
Ai bambini dovrebbe essere insegnato i loro costumi e tradizioni. In questa vita frenetica e in una famiglia nucleare allestita, i genitori difficilmente sono in grado di abituare i loro figli con i loro costumi di famiglia. Le tradizioni non sono solo divertenti, ma sono lezioni sull’eredità della vostra famiglia. Molte famiglie oggi scartano i loro costumi e adottano le nuove tradizioni. È stato studiato che i bambini sono un’emotività più sana e hanno anche un senso migliore di se stessi quando conoscono i loro parenti e del loro albero genealogico. Fai conoscere a tuo figlio la sua famiglia attraverso le storie di famiglia. Le storie di famiglia sono un ottimo modo per dare al tuo bambino un senso di tempo e capire chi sono in questo mondo.
Ecco come puoi educare il tuo bambino sulle usanze di famiglia. Si dovrebbe anche essere istruiti circa i benefici di Arthromedprima nel caso in cui si soffre di dolori articolari. Questo è un grande integratore e viene fornito anche senza effetti collaterali.
Inizia prima con le tue prime generazioni
Dovresti cercare di suscitare prima la curiosità e poi suggerire al tuo bambino di fare agli anziani un numero qualsiasi di domande che possono avere sul loro paese di origine. Potrebbero essere curiosi di sapere i luoghi del paese natale, il tipo di cibo mangiato, le tradizioni che sono state praticate, le vacanze che sono state celebrate così come i giochi giocati troppo. E ‘possibile che si può essere in grado di continuare a celebrare alcuni di quei festival ancora oggi.
Imparare con il cibo nativo   
I singoli paesi e stati hanno alimenti diversi. Questo può essere un modo piacevole per conoscere un paese e la cultura. Indulgere in alcuni dei piatti popolari del paese permette di capire le usanze del paese. Potresti insegnare a tuo figlio una delle tue ricette di famiglia per capire la tua tradizione. Si può anche pianificare di visitare un ristorante che serve cibo che appartiene alla vostra abitudine. I vostri bambini potranno gustare il cibo e insieme a questo si può gettare un po ‘di luce su come il cibo è preparato e un po ‘di storia sul pasto. Per ritornare al mahiz e alla sua importanza nella civiltà precolombiana, aggiungeremo che godeva addirittura dell’appoggio di una dea, Xilotl, alla quale venivano annualmente fatti sacrifici umani.
Un’usanza tanto crudele in popolazioni che peraltro la storia ha dimostrato essere piuttosto pacifiche, come appunto i Maya e gli Aztechi, si spiega col fatto che il mais era fondamentale per l’economia chiusa di quelle società; pianta « dura », disposta a crescere e a moltiplicarsi ovunque, aveva ed ha un ciclo produttivo piuttosto breve, 80 giorni circa, quanti ne passano dal momento della semina a quello del raccolto.
Ciò spiega perché anche i pellerossa dell’America settentrionale ne fossero accaniti consumatori; quando infatti il viso pallido, conquistatore e predone, incominciò a impadronirsi delle loro terre costringendoli a ritirarsi, essi erano in grado di approvvigionarsi in tempi relativamente brevi e, in tempi altrettanto brevi, riprendere altrove la semina per un rapido raccolto. Ora che abbiamo dato all’America quello che è dell’America, vediamo quale ruolo ha interpretato l’Europa nel gioco delle parti rispetto alla polenta. Le prime coltivazioni europee di mais, accertate da documenti, risalgono alla prima metà del ‘500. Scenario l’Andalusia, attori principali i moriscos, cioè gli arabi scampati alla cacciata dalla Spagna. L’uso che essi facevano del mais, però, era lievemente diverso da quello odierno; con esso infatti nutrivano esclusivamente il bestiame. Il che, se fosse fatto anche oggi seriamente, ci consentirebbe senz’altro di assaporare ruspanti squisiti e del tutto « naturali ». A confondere le idee sulle origini del mais, però, esistono non poche testimonianze che lo indicano come originario della Persia, paese dal quale i soliti intraprendenti viaggiatori – affascinati dalle enormi estensioni coltivate nella pianura dell’Eufrate – portarono alcuni semi in Europa. E poiché allora la Persia era sotto la sovranità dei turchi, sarebbe spiegata l’origine del nome « granoturco ». In Europa, tanto per cambiare, questa novità straniera venne dapprima accettata con malfidenza, trasformatasi con gli anni in critica accettazione, poi comprensione e, infine, entusiastica approvazione. La vera e propria diffusione del mais, comunque, si ebbe in Europa attorno al XVII secolo e in una zona ben precisa: Spagna, Francia, Italia, Penisola Balcanica, Ucraina, Caucaso. Perché proprio questa fascia? Perché era quella dal clima adatto alla sua coltivazione, né troppo caldo né troppo freddo, secco nella giusta misura.

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